03.07.11 di Vincenzo Pacelli
(pubblicato su Cronos - anno II, n.3 - luglio 2009)
Il significato di queste tre lettere è da anni oggetto di spassose congetture che, come per una sorta di vezzo folkloristico, non giungono mai a conclusione: secondo alcuni starebbero ad indicare la sigla Vignanello nel Cimino, specificazione che però non è mai stata attribuita a questo comune, secondo altri vorrebbero dire Vignanello Nobilis Communitas, ma anche su questa attribuzione non c’è una conferma certa, altri ancora immaginano una fantasiosa corrispondenza con i prodotti tipici locali: Vino, Nocciole e Castagne... E chi più ne ha più ne metta! In mancanza di documenti e di una ricerca fatta come si deve, credo sia inutile spendere altre parole in proposito. Torniamo allo stemma: lo si trova in diverse versioni, con minime differenziazioni, sulla facciata dell’edificio municipale, sui manifesti, sui tabelloni affissi per il paese, sulla carta intestata del comune, etc...
In passato lo scudo con cui solitamente veniva rappresentato non era quello sannitico, bensì quello a testa di cavallo (anche detto scudo italiano). Troviamo lo stemma in questa versione intagliato sul soffitto della sala consiliare, in alcune cartoline d’epoca e su delle vecchie carte intestate1. (foto a fianco) In particolare, lo stemma del soffitto dell’aula consiliare si distingue da tutti gli altri per due peculiarità: la stella è a sei punte (non cinque, come di solito) ed al posto del semplice grappolo, spunta dalla fascia trasversale un bel tralcio d’uva che si divide in due rami asimmetrici con diverse foglie e due grappoli. (foto sotto)
Non c’è né sulla facciata né all’interno della Chiesa Collegiata (1725), non si trova sulla colonna della giustizia (1730). Non c’è neppure sulla porta del Molesino (1692), sulla fontana del castello (1673) o sul castello stesso (1531). Su tutte queste opere architettoniche campeggiano soltanto, fieri e maestosi, gli stemmi dei Farnese, dei Ruspoli e dei Marescotti, feudatari di Vignanello dall’inizio del ‘500 all’inizio dell’800.
Il documento più vecchio che ho avuto modo di rintracciare in cui è visibile lo stemma di Vignanello è datato 10 dicembre 1899 (foto sopra): si tratta di un timbro2 in cui lo stemma ha la forma a testa di cavallo, con il doppio tralcio d’uva che ricorda la versione dell’aula consiliare e sul bordo si legge MUNICIPIO DI VIGNANELLO. Rimane il mistero di chi abbia deciso tale stemma, cioè chi abbia scelto i monticelli, la stella e l’uva e la sigla VNC. Di certo deve essercene traccia in Archivio Comunale, magari in un atto del Consiglio, ma non ho ancora avuto occasione di approfondire la cosa e che io sappia nessuno ci si è mai cimentato.
Andando ancora indietro, prima della caduta dello Stato Pontificio a farla da padrone in tutti i documenti ed i sigilli del comune4 è proprio l’emblema papale (foto sott), corredato dalla scritta abbreviata GOVERN. (o GONFALON.) DI VIGNANELLO. Dello stemma che conosciamo oggi, non ve n’è alcuna traccia, neanche in forma abbozzata o parziale.
Ma i Vignanellesi, già alla fine del ‘400, prima ancora dell’arrivo dei Farnese, avevano un loro statuto, un insieme di regole rispettate tanto dalla popolazione quanto dai feudatari pro-tempore, ed avevano delle proprie istituzioni: un consiglio generale, composto da circa cento capi famiglia, un consiglio speciale di soli sedici uomini (massari) e quattro priori (officiales). Possibile che questa comunità così ben organizzata, e che la storia locale ci fa conoscere come fiera e ardita, non avesse anche un suo stemma? Centri abitati di modeste dimensioni, già nel XVI secolo, avevano un proprio stemma, un emblema ben distinto da quello del feudatario. Vignanello non era da meno ed infatti uno stemma ce lo aveva, eccome, ma non era quello che conosciamo oggi, era un altro, completamente diverso e da tempo dimenticato. Si tratta solo di saperlo individuare, fra i documenti, fra gli stemmi scolpiti sulle chiavi di volta dei portali, fra le figure riprodotte in alcuni manufatti.
Osservando attentamente alcune lettere inviate dai priori di Vignanello all’inizio dell’800, si trova, apposto in fondo al testo, un sigillo a secco5: un piccolo ovale, incorniciato da un bordino a palline, con all’interno una scritta ed un’immagine. La scritta è la seguente: COMMVNITAS IVLIANELLI, ossia, Comunità di Iulianello (denominazione antica del paese), e l’immagine raffigura un santo vescovo: San Biagio, patrono di Vignanello. (foto a lato e sotto)
E chi lo dice che è San Biagio? Potrà controbattere qualcuno. La risposta è molto semplice: per prima cosa era usanza per i centri abitati fin dal Medioevo, assumere come emblema identificativo l’immagine del santo protettore, e la conferma che quella figura sul nostro timbro a secco è proprio San Biagio ce la dà la presenza ben evidente del suo simbolo principe: il pettine.
Il santo infatti, porta in una mano il pastorale, che lo fa riconoscere come vescovo, e nell’altra una sorta di corto rastrello. Questo oggetto è sempre raffigurato insieme a San Biagio ed è in realtà un pettine da cardatore.
I
Si tratta di un foglio di riconoscimento dell’epoca, una sorta di lasciapassare con il quale i priori di Vignanello permettevano l’identificazione di un cittadino che doveva intraprendere un viaggio e ne garantivano la buona salute. Su di esso si legge:
Priori della Terra di Vignanello.
I Priori di Vignanello garantiscono (fanno fede) per il viaggiatore, identificabile in base all’età, alla statura e al colore dei capelli o della barba (di pelo), dichiarando che è partito da Vignanello, dove non c’è infezione e neanche sospetto di infezione di peste o di altre malattie contagiose.
Il documento (foto sopra) si trova rilegato all’interno di un protocollo6 del notaio vignanellese Simone Fiorentini, contenente atti rogati attorno al 1730 ed è quindi verosimile che questo lasciapassare fosse in uso in quegli stessi anni. Siamo quindi arrivati ancora un secolo più indietro, dal 1822 al 1730, e di nuovo il santo patrono è l’emblema della comunità di Vignanello. Ma San Biagio è attestato come protettore del paese già dalla fine del 1400 e non è errato pensare che fin da quegli anni la figura del santo fosse presa a simbolo dai suoi devoti. Se è così, devono esserci altre tracce nel ‘600, nel ‘500...
A tal proposito, come premessa, devo ringraziare, per un’informazione che casualmente mi fornì diversi anni fa, il professor Augusto Pacelli. Un’informazione apparentemente banale, ma che raccordata con gli elementi precedentemente esposti mi ha permesso di arrivare alle conclusioni che sto per esporre.
Ora, la porta che dà accesso a queste stanze ha sulla chiave di volta uno stemma a rilievo, con scolpiti all’interno due elementi: sulla sinistra una sorta di rastrello e sulla destra un cerchio con otto raggi e all’interno il monogramma cristologico IHS (foto a lato). Di fianco, poco al di sopra della porta dell’ACLI c’è un’altro stemma, con incise le stesse figure, ma con l’aggiunta di una piccola sagoma umana al di sotto del rastrello e di una sorta di asta al di sotto del cerchio coi raggi (foto qui sotto), in basso si legge l’anno: 1564.
In effetti la sede comunale, in diversi documenti degli inizi del ‘500 viene chiamata casa di San Biagio, in onore del patrono, e a volte anche di San Bernardino, che evidentemente per un certo periodo è stato oggetto di analoga devozione da parte della popolazione vignanellese, anche se non si hanno particolari notizie a riguardo. A titolo d’esempio riporto quattro stralci presi da atti notarili dell’epoca:
Naturalmente con il termine società si intendeva la confraternita. Quella di San Biagio esisteva già dal 149411, quando Vignanello era governato da Orsino Orsini ed il castello ancora non era quello che vediamo oggi.
Ma le informazioni esposte finora sono le uniche tracce che abbiamo a disposizione? No, il passato di Vignanello conserva altre affascinanti sorprese. In una sala del Castello Ruspoli, vicino alla cappella di Santa Giacinta Marescotti, è conservato un bel fonte battesimale appartenuto inizialmente all’antica chiesa matrice di Vignanello. Interamente scolpito in peperino, risale alla prima metà del ‘500 e venne trasferito all’interno del palazzo dopo la demolizione della chiesa romanica, avvenuta in seguito all’edificazione della nuova chiesa collegiata nel primo ventennio del ‘700. Nonostante abbia visitato più di una volta l’interno del castello, non mi ero mai soffermato ad osservare con attenzione questo manufatto, fino a che, qualche tempo fa, notai su di un lato della parte superiore lo stemma con i sei gigli della famiglia Farnese. Ignorando l’esatta epoca di realizzazione del fonte battesimale, riflettei che questo poteva essere un particolare importante al fine di datare l’oggetto, che in virtù dello stemma diveniva necessariamente successivo al 1531, anno in cui il feudo di Vignanello venne assegnato a Beatrice Farnese.
Il fonte battesimale riporta quindi sui due lati lo stemma della famiglia feudataria dell’epoca (i sei gigli Farnese) e quello della comunità di Vignanello, rappresentata dall’emblema del santo patrono. A pensarci bene è una simbologia affascinante: attraverso il fonte battesimale, ogni nuovo nato del paese, nel battesimo, faceva conoscenza con tutte e tre le istituzioni del tempo: la Chiesa, il feudatario e la Comunità.
Giunti quasi al termine di questa esposizione ad alcuni potrebbe sembrare banale o scontato che il pettine inciso sul fonte battesimale indichi il simbolo del santo patrono e sia quindi lo stemma della comunità di Vignanello, ma per quanto io ne sappia non è mai stata dichiarata espressamente questa attribuzione, tanto che sulla recente pubblicazione degli Atti delle Giornate Giacintiane, all’interno del contributo a cura di Fabiano Tiziano Fagliari Zeni Buchicchio, nella descrizione del fonte battesimale (che grazie ad un atto notarile viene datato al 1549 ed attribuito allo scalpellino Giuliano da Settignano, detto Musacco, lo stesso che darà il nome al rione Pozzo Musacchi) lo stemma con il pettine, di cui è presente la foto, viene definito semplicemente come “stemma non individuato”12.
L’antico stemma dimenticato di Vignanello, vecchio di almeno 500 anni, è
quindi tutt’altro che scomparso: risplende alla luce del sole, fra le
pietre grigie dei vicoli, si nasconde all’ombra del castello,
Rimane soltanto un punto interrogativo: scoprire il motivo per cui la popolazione vignanellese, tanto devota al suo santo protettore, decise di mettere da parte la sua immagine, sostituendola con un nuovo stemma, al contrario di altri centri abitati vicini che conservano ancora oggi quello antico.
Un esempio emblematico è Corchiano, i cui colori sono… rosso e blu, ha per santo protettore… San Biagio, e lo stemma comunale... lo vedete riprodotto qui sotto. Nella fascia al centro c’è qualcosa di vagamente familiare, seppure molto stilizzato, o sbaglio? Per fugare ogni dubbio, se non vi è proprio chiaro cosa sia, basta leggere la descrizione dello stesso…
Note all’interno del testo
1 Archivio Comunale Storico di Vignanello (ACSV). Busta 465 – RGN21D/1 2 ACSV. Busta 465 – RGN21D/2 3 ACSV. Busta 465 – RGN21D/2 4 ACSV. Busta 465 – RGN21D/2 5 ACSV. Busta n.n. – carte sciolte 6 Archivio di Stato di Viterbo. Arch. notarile di Vignanello (ASVit – NVign). Busta 247, foglio di guardia (La pubblicazione della foto n. 7 è stata gentilmente autorizzata dall’Archivio di Stato di Viterbo). 7 ASVit – NVign. Busta 26, f. 149r 8 ASVit – NVign. Busta 26, f. 174r 9 ASVit – NVign. Busta 26, f. 211r 10 ASVit – NVign. Busta 27, f. 31v 11 A questa data risale la prima festa popolare organizzata in onore del santo patrono, attestata su un registro della confraternita. 12 AA.VV. Atti delle Giornate Giacintiane. Viterbo 2008. pag. 41 – fig. 4
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